retro proiezione e mosca viva
Quasi sempre l’Arte ha tentato di rappresentare il Bello attraverso la rappresentazione della Natura. Il bello della Natura riguarda la forma dell’oggetto, la quale consiste nella limitazione. Il piacere che esso genera è legato alla rappresentazione della qualità. Produce direttamente un senso di esaltamento della vita. In questo caso ,invece, il piacere ha una origine indiretta, cioè è prodotto dal senso di una momentanea sospensione, seguita subito dopo da una più forte emozione e, poiché l’animo non è semplicemente attratto dall’oggetto, ma alternativamente attratto e respinto, il piacere non è più una gioia positiva, ma piuttosto un “piacere negativo”.
La Bellezza Naturale include una finalità nella sua forma, per cui l’oggetto sembra come predisposto per il nostro giudizio e perciò costituisce essa stessa un oggetto di piacere. Nell’opera, al contrario, l’elemento naturale (la mosca) privato della sua reale forma, produce in noi il fastidio, tipico della reazione che provoca l’insetto.
Quasi fastidioso (come infastidirebbe appunto una mosca): il “Sublime”.
Bello è ciò che ha forma, ordine, misura, mentre il Sublime non ha forma, è disordine, dismisura.
“Tutto ciò che può destare idee di dolore e di pericolo, ossia tutto ciò che è in un certo senso terribile, o che riguarda oggetti terribili, o che agisce in modo analogo al terrore, è una fonte del Sublime. E’ ciò che produce la più forte emozione che l’anima sia capace di sentire” –Burke-
Ecco perché l’opera nella sua semplicità: la proiezione di un paesaggio naturale visto al di là di una grata e con un elemento di disturbo, desta una forte attenzione da parte dell’osservatore. Quel senso di momentanea sospensione. Sospensione tra Realtà e “proiezione ” della stessa; sospensione tra Bello e Sublime; tra piacevole e perturbante. Infatti il banale passaggio di una mosca può destabilizzare del tutto la, inizialmente serena, percezione del paesaggio innevato. A tutto ciò si aggiunge la: sospensione tra Naturale e Soprannaturale! È nella sfera del Soprannaturale, infatti, che entriamo quando congedandoci dal Reale attribuiamo alla “forma-mosca” il significato di Belzebù, inteso come “Signore/Dio delle mosche”, le quali sono definite nella prima cultura ebraica come qualcosa di fastidioso. La sospensione; la mosca; il divino in quanto etereo, non materiale e tangibile; il sublime in quanto “piacere negativo”.
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